Ue in cerca di soluzioni per aiuti di Stato contro caro Energia

L’Unione europea sta studiando come affrontare in comune le tante pesanti conseguenze economiche della guerra in Europa orientale. Varie sono le misure allo studio, tra cui una maggiore flessibilità nell’uso delle regole sugli aiuti di Stato.

Parlando alla stampa in occasione di una visita qui a Bruxelles del premier Mario Draghi, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha preannnunciato per oggi un piano d’azione in campo energetico che prevede una diversificazione delle fonti di approvvigionamento, una accelerazione del Patto Verde (Green Deal in inglese), e un miglioramento nell’efficienza energetica così come misure per proteggere i consumatori dall’aumento dei prezzi dell’energia.

È corsa voce sulla stampa francese di nuovi strumenti sulla falsariga del NextGenerationEU. Qui a Bruxelles l’ipotesi non si esclude, ma non sarebbe dietro l’angolo.

A proposito dei piani di ripresa e resilienza, entro giugno verrà decisa l’allocazione del 30% dei sussidi che non sono ancora stati distribuiti tra i paesi membri. Metà del denaro verrà calcolato paese per paese tenendo conto del crollo del prodotto interno lordo nel 2020 rispetto ai dati pre-pandemia. L’altra metà verrà stabilita sulla base dell’evoluzione del PIL nel 2020-2021, sempre rispetto alla situazione pre-pandemia. Includere anche l’impatto del conflitto richiederebbe modifiche legislative.

Non si può valutare l’impatto della guerra senza prendere in conto gli effetti negativi provocati in Europa dalle sanzioni contro Mosca. Nuove misure sono già allo studio, ma ieri il cancelliere tedesco ha escluso per ora di bloccare l’import di idrocarburi da Mosca: «L’Europa ha deliberatamente esentato dalle sanzioni le forniture di energia dalla Russia – ha detto Olaf Scholz –. Al momento, l’approvvigionamento energetico dell’Europa (…) non può essere assicurato in nessun altro modo».

Il vertice a Versailles serve quindi «a valutare la temperatura tra i leader sulle diverse possibilità», spiegava ieri un esponente comunitario. Osservata in prospettiva la crisi ucraina sta certamente creando nuova coesione sul fronte politico-militare – i Ventisette hanno deciso di acquistare armi in comune da inviare a Kiev. Potrebbe anche indurre a maggiore integrazione nel settore energetico che finora è stato gelosamente conservato tra le competenze nazionali.

Fonte: Redazione TFDC

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