Ristori e dintorni, trovare una rotta


Slalom gigante per i contributi a fondo perduto tra il decreto Rilancio e le norme d’emergenza che si sono succedute e stratificate.
Ristori è un termine che colpisce emotivamente nel contesto che stiamo vivendo e in un momento in cui, a fianco dell'emergenza sanitaria, si stanno aprendo le porte di una profonda crisi economica. Il Governo ha sposato questo termine per definire una serie di misure a sostegno delle attività economiche colpite dalla pandemia. Misure che, a detta dei portavoce dell'Agenzia delle Entrate, si distinguono per velocità, semplicità ed efficacia. Sulla velocità si potrebbe sostanzialmente concordare, mentre sulla semplicità e sull'efficacia ci sarebbe da discutere.
Tutto inizia con l'art. 25 del Decreto Rilancio, che istituisce il contributo a fondo perduto a favore dei soggetti esercenti attività di impresa, di lavoro autonomo (probabilmente un numero ridottissimo, vista l'esclusione di professionisti iscritti in albi e non solo) e titolari di reddito agrario. Il meccanismo è fondato sul riconoscimento di una percentuale, variabile a seconda del volume di ricavi, calcolata sul calo di fatturato (almeno 1/3 tra il mese di aprile 2020 e lo stesso mese dell'anno precedente). Nessuna necessità di calo di fatturato, invece, per le attività ubicate nei Comuni colpiti da eventi calamitosi. Semplice il meccanismo, almeno in teoria; in pratica non lo è stato, come è dimostrato dalla necessità di 2 circolari e 2 risoluzioni dell'Agenzia delle Entrate.
A ridosso del periodo feriale è scoppiato il caso delle imprese che, alla data di insorgenza dell'emergenza sanitaria, avevano la sede nei Comuni colpiti da eventi calamitosi. Esiste una lista “indicativa”, allegata alle istruzioni dell'Agenzia delle Entrate, ma gli addetti ai lavori si sono dovuti avventurare in una forsennata ricerca di quali fossero realmente i Comuni rientranti nell'alveo dell'agevolazione, districandosi tra le varie ordinanze regionali prive di un reale coordinamento con i provvedimenti governativi.
Si giunge così al D.L. 104/2020 (Decreto Agosto) che prevede un ampliamento dei beneficiari con sede nei Comuni calamitosi appartenenti a territori montani. A questo vengono affiancati aiuti per le imprese della ristorazione (Fondo filiera ristorazione) e contributi per le attività commerciali e di servizi al pubblico ubicate in alcuni centri storici.
Arriva così la lunga lista dei Decreti Ristori, emessi in conseguenza dei provvedimenti restrittivi di cui ai DPCM 24.10.2020 e 3.11.2020. Con il primo Decreto Ristori viene riconosciuto un contributo a fondo perduto alle imprese, attive alla data del 25.10.2020, rientranti in alcuni settori (tra cui quello della ristorazione) che il governo ha ritenuto maggiormente colpiti dai provvedimenti restrittivi. Riconoscimento automatico a chi ha già chiesto e ottenuto il contributo di cui al Decreto Rilancio, con maggiorazioni che variano dal 100% al 400%. Successivamente, con i decreti Ristori-bis, Ristori-ter e Ristori-quater sono stati aggiunti ulteriori codici attività tra i potenziali beneficiari del contributo.
Dulcis in fundo, il Decreto Natale che ripropone il contributo a fondo perduto in versione “Decreto Rilancio”, corrisposto sempre in modo automatico, ma solo per le imprese del comparto ristorazione.
Di semplicità in tutto questo non c'è traccia e sull'efficacia solo il tempo potrà dirlo, anche se non andrà tutto bene per tutti. E ai destinatari dei ristori non resta che consolarsi con il famoso proverbio “a caval donato non si guarda in bocca”.



IMPOSTE E TASSE

Iva, bollo e fatture nel Ddl di Bilancio 2021

30/12/2020


Tra le altre novità, il c. 1102 del testo in discussione aggiunge un periodo al c. 3, art. 7, del D.P.R. 542/1999 in materia di registrazione e liquidazione periodica. Precisazioni anche in merito ai controlli per l’assolvimento dell’imposta virtuale su e-fattura che da dopodomani cambiano modalità.