Nuovi Fondi e incentivi per le restaurazioni

Al via incentivi a patto che siano utilizzati per il restauro e la valorizzazione del patrimonio architettonico e paesaggistico rurale. Il bando, con una dotazione da 590 milioni di euro, muove dal presupposto che molti edifici rurali originariamente destinati a scopi abitativi, come casali e masserie, o produttivi, come case coloniche, stalle, mulini e frantoi, oppure ancora religiosi, come chiese rurali ed edicole votive, o didattiche, come scuole rurali e masserie didattiche, e strutture agricole, hanno subito un progressivo processo di abbandono, degrado e alterazioni che ne ha compromesso le caratteristiche tipologiche e costruttive e il loro rapporto con gli spazi circostanti. L’intervento, previsto dall’investimento 2.2 «Protezione e valorizzazione dell’architettura e del paesaggio rurale», mira a migliorare la qualità paesaggistica del territorio nazionale e a favorire il trasferimento di buone pratiche, nonché l’implementazione di soluzioni innovative, anche tecnologiche, per migliorare l’accessibilità per persone con disabilità fisica e sensoriale. i soggetti che possono presentare domanda di finanziamento le persone fisiche e i soggetti privati profit e non profit, ivi compresi gli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti, enti del terzo settore e altre associazioni, fondazioni, cooperative, nonché imprese in forma individuale o societaria. Devono essere proprietari, possessori o detentori a qualsiasi titolo di immobili appartenenti al patrimonio culturale rurale in data antecedente al 31 dicembre 2020. Dovranno impegnarsi a condurre l’attività oggetto dell’intervento per una durata residua, a decorrere dalla conclusione amministrativa e contabile dell’operazione finanziata, pari ad almeno 5 anni. Gli interventi proposti dovranno essere idonei a generare un tangibile miglioramento delle condizioni di conservazione, nonché a produrre un positivo impatto in termini di valorizzazione di specifiche tipologie di edifici appartenenti al patrimonio edilizio rurale e/o di spazi aperti di pertinenza degli insediamenti rurali e di aree produttive agro-silvo-pastorali che si caratterizzano come componenti tipiche dei paesaggi rurali tradizionali. Gli interventi devono essere attuati nel rispetto della normativa vigente e delle disposizioni e indirizzi contenuti negli strumenti di pianificazione territoriale e comunale nonché in coerenza con le strategie di sviluppo territoriale definiti negli strumenti di programmazione regionale e locale. I finanziamenti dovranno essere finalizzati alla realizzazione di interventi che abbiano come oggetto interventi di risanamento conservativo e recupero funzionale degli insediamenti agricoli, edifici, manufatti e fabbricati rurali storici ed elementi tipici dell’architettura e del paesaggio rurale, coniugati. Potranno riguardare anche interventi di manutenzione del paesaggio rurale o l’allestimento di spazi da destinare a piccoli servizi culturali, sociali, ambientali e turistici (con esclusione dell’attività ricettiva), per l’educazione ambientale e la conoscenza del territorio, anche connessi al profilo multifunzionale delle aziende agricole. Nel quadro delle tecniche adottate per gli interventi di restauro e adeguamento strutturale, funzionale e impiantistico, dovranno essere privilegiate le soluzioni eco-compatibili e il ricorso all’uso di fonti energetiche alternative. L’intervento dovrà essere avviato, mediante le necessarie comunicazioni relative all’inizio dei lavori, pena revoca del finanziamento, entro il 30 giugno 2023 e concluso entro il 31 dicembre 2025 con attestato da certificato di regolare esecuzione, ovvero collaudo. Sono considerate ammissibili le spese necessarie alla realizzazione dei programmi di investimento, comprendenti spese per l’esecuzione di lavori o per l’acquisto di beni/servizi, compreso l’acquisto e installazione di impianti tecnici, le spese per l’acquisizione di autorizzazioni, pareri, nulla osta e altri atti di assenso da parte delle amministrazioni competenti e le spese tecniche di progettazione. Rientrano anche le spese per attrezzature, impianti e beni strumentali e le spese per l’allestimento degli spazi in cui si svolgono le iniziative, per materiali e forniture, spese di promozione e informazione. Il contributo è concesso fino a un massimo di 150 mila euro come forma di cofinanziamento per un’aliquota del 80%. Il contributo è portato al 100% se il bene è oggetto di dichiarazione di interesse culturale, fermo restando la soglia massima erogabile. Le misure del fondo disponibile variano a seconda della Regione. Ciascuna Regione approva un proprio bando specifico e fissa la data di apertura dello sportello. Ad esempio, la Regione Friuli Venezia Giulia ha fissato l’apertura del bando al 26 aprile 2022, con chiusura al 20 maggio 2022. Stesse date anche per la Regione Campania, mentre la Sardegna ha fissato l’apertura alle ore 10 del 22 aprile e la Sicilia ha aperto ieri. La piattaforma per presentare domanda è unica per tutte le Regioni.

Fonte: Redazione TFDC

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