Lavoratore occasionale, sorveglianza sanitaria sì o no?


L’importanza di individuare i soggetti che in base alla qualifica di “lavoratori” rientrano nell’obbligo di sorveglianza sanitaria e devono essere sottoposti alla visita medica periodica programmata.
La sorveglianza sanitaria effettuata dal medico competente a tutela della salute e sicurezza dei lavoratori sul luogo di lavoro è resa obbligatoria per attività che espongono a rischi per la salute, con l'obiettivo di valutarne condizioni psicofisiche e monitorarne l'andamento del tempo.
Il caso proposto riguarda il titolare di un'impresa individuale specializzata in opere edili condannato, in qualità di datore di lavoro, per aver omesso di inviare entro le scadenze previste dal protocollo di sorveglianza sanitaria, un dipendente esposto a rischi alla visita medica periodica.
La sentenza ha sancito con illogico automatismo che l'obbligo di tutela si estende anche al soggetto chiamato ad intervenire in modo occasionale presso il cantiere ed interpellato nella circostanza per un parere tecnico.
L'imputato nel proporre ricorso ha contestato la valutazione errata del materiale probatorio e la qualifica attribuita al lavoratore che, come emerso da testimonianze acquisite, non era alle dipendenze e la presenza sul luogo era legata alla circostanza specifica, tale da escludere quindi l'obbligo di sorveglianza sanitaria nei suoi confronti. Altre incongruenze rilevate si riferivano alla mancata concessione di attenuanti generiche nonostante la dimensione esigua dell'impresa e l'entità della sanzione pecuniaria comminata, distante da quella minima prevista per il reato in questione.
La Sentenza della Cassazione penale 6.11.2020, n. 30923, accogliendo l'istanza, ha sancito che la visita medica di addetti che svolgono attività a rischio è prevista solo se il rapporto di lavoro si caratterizza per una certa durata nel tempo. La conclusione si basa sulla definizione di "lavoratore", figura che per la giurisprudenza merita una tutela estesa, che va tuttavia modulata dai criteri fissati dal D. Lgs. 81/2008, in primis l'oggettivo svolgimento di mansioni tipiche dell'impresa anche a titolo di favore nel luogo stabilito e su richiesta dell'imprenditore, a prescindere dal fatto che si tratti di titolare di impresa artigiana o di lavoratore autonomo.
Applicando un'accezione ampia e indiscriminata ad ogni tipo di rapporto anche astrattamente qualificabile come attività lavorativa a vantaggio di un presunto "datore di lavoro" la normativa presenterebbe evidenti incongruenze.
In tema di prevenzione per accertare gli obblighi che gravano sul “garante” della sicurezza è necessario valutare in modo concreto la natura del rapporto di lavoro, analisi palesemente omessa nella sentenza di primo grado o quanto meno dalla quale non sono state tratte le opportune conseguenze.
La disposizione che impone al datore di lavoro di inviare i lavoratori alla visita medica entro la scadenza va riferita solo all'ipotesi di un rapporto di lavoro caratterizzato da una certa durata nel tempo. Se contemplasse al contrario anche prestazioni occasionali destinate ad esaurirsi in un atto singolo non avrebbe alcun senso richiamare le “scadenze previste dal programma di sorveglianza sanitaria”, che richiedono nella logica un determinato periodo per completare l'attività lavorativa.
La sentenza impugnata, ribadendo anche nell'eventuale occasionalità del rapporto l'obbligo di assicurare la visita medica periodica, contraddice col suo rigido schematismo la ratio della norma. Ne consegue l'annullamento con rinvio al tribunale di provenienza per una nuova pronuncia, che valuti in particolare se la natura della relazione imputato-lavoratore giustifichi effettivamente l'obbligo di adempiere alla disposizione.



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