Il cliente deve vigilare sull’operato del professionista


L’omessa presentazione della dichiarazione dei redditi e il mancato versamento dei tributi collegati rimangono, in determinate condizioni, in capo al contribuente.
Con l'ordinanza 29.09.2021, n. 26372, la Corte di Cassazione ha concluso che le sanzioni per omessa presentazione delle dichiarazioni fiscali da parte dell'intermediario incaricato, devono essere pagate dal contribuente. Infatti, l'art. 6, c. 3 D.Lgs. 18.12.1997, n. 472 afferma che “Il contribuente, il sostituto e il responsabile d'imposta non sono punibili quando dimostrano che il pagamento del tributo non è stato eseguito per fatto denunciato all'autorità giudiziaria e addebitabile esclusivamente a terzi”.
Ne discende che il contribuente, il sostituto e il responsabile d'imposta non sono punibili solo se dimostrano che il pagamento dell'imposta non è stato eseguito per fatto, addebitabile esclusivamente a terzi, denunciato all'autorità giudiziaria.

Inoltre, l'art. 5, c. 1 del medesimo decreto afferma che “Nelle violazioni punite con sanzioni amministrative ciascuno risponde della propria azione od omissione, cosciente e volontaria, sia essa dolosa o colposa. Le violazioni commesse nell'esercizio dell'attività di consulenza tributaria e comportanti la soluzione di problemi di speciale difficoltà sono punibili solo in caso di dolo o colpa grave”.
Va da sé che, in tali violazioni, la condotta sanzionabile deve essere cosciente, volontaria e colpevole, ossia posta in essere con dolo o con negligenza.
D'altro canto, l'esimente di cui all'art. 6 delimita la condotta sanzionabile in conseguenza della violazione di obblighi tributari non formali.
In particolare, l'esimente può essere applicata solo se, congiuntamente:

  • l'inadempimento riguarda gli obblighi sostanziali riconnessi al mancato pagamento del tributo;
  • tale inadempimento è imputabile ad un soggetto terzo, quale il consulente commercialista incaricato, estraneo alla compagine societaria;
  • il contribuente ha presentato denuncia all'autorità giudiziaria nei confronti dell'intermediario, cui è stato attribuito l'incarico della tenuta della contabilità e della redazione e invio delle dichiarazioni fiscali;
  • manca sia il dolo che la negligenza grave del contribuente nell'inadempimento;
  • manca anche la culpa in vigilando, in quanto l'inadempimento deve essere imputabile esclusivamente al professionista incaricato.

La Corte di Cassazione ha concluso, quindi, affermando che “in tema di sanzioni amministrative tributarie, l'esimente di cui all'art. 6, c. 3 D.Lgs. 472/1997 si applica in caso di inadempimento al pagamento di un tributo imputabile esclusivamente ad un soggetto terzo (di regola l'intermediario cui è stato attribuito l'incarico, oltre che della tenuta della contabilità e dell'effettuazione delle dichiarazioni fiscali, di provvedere ai pagamenti), purché il contribuente abbia adempiuto all'obbligo di denuncia all'autorità giudiziaria e non abbia tenuto una condotta colpevole ai sensi dell'art. 5, c. 1 del decreto, nemmeno sotto il profilo della culpa in vigilando”.
In definitiva, affinché operi l'esimente, occorre, oltre alla denuncia penale del contribuente nei confronti del professionista incaricato, verificare l'insussistenza del dolo o della negligenza del contribuente nell'inadempimento, in quanto tale inadempimento deve essere imputabile esclusivamente all'intermediario.
L’omessa presentazione della dichiarazione dei redditi e il mancato versamento dei tributi collegati rimangono, in determinate condizioni, in capo al contribuente.
Con l’ordinanza 29.09.2021, n. 26372, la Corte di Cassazione ha concluso che le sanzioni per omessa presentazione delle dichiarazioni fiscali da parte dell’intermediario incaricato, devono essere pagate dal contribuente. Infatti, l’art. 6, c. 3 D.Lgs. 18.12.1997, n. 472 afferma che “Il contribuente, il sostituto e il responsabile d’imposta non sono punibili quando dimostrano che il pagamento del tributo non è stato eseguito per fatto denunciato all’autorità giudiziaria e addebitabile esclusivamente a terzi”.Ne discende che il contribuente, il sostituto e il responsabile d’imposta non sono punibili solo se dimostrano che il pagamento dell’imposta non è stato eseguito per fatto, addebitabile esclusivamente a terzi, denunciato all’autorità giudiziaria.Inoltre, l’art. 5, c. 1 del medesimo decreto afferma che “Nelle violazioni punite con sanzioni amministrative ciascuno risponde della propria azione od omissione, cosciente e volontaria, sia essa dolosa o colposa. Le violazioni commesse nell’esercizio dell’attività di consulenza tributaria e comportanti la soluzione di problemi di speciale difficoltà sono punibili solo in caso di dolo o colpa grave”.Va da sé che, in tali violazioni, la condotta sanzionabile deve essere cosciente, volontaria e colpevole, ossia posta in essere con dolo o con negligenza.D’altro canto, l’esimente di cui all’art. 6 delimita la condotta sanzionabile in conseguenza della violazione di obblighi tributari non formali.In particolare, l’esimente può essere applicata solo se, congiuntamente:

l’inadempimento riguarda gli obblighi sostanziali riconnessi al mancato pagamento del tributo;
tale inadempimento è imputabile ad un soggetto terzo, quale il consulente commercialista incaricato, estraneo alla compagine societaria;
il contribuente ha presentato denuncia all’autorità giudiziaria nei confronti dell’intermediario, cui è stato attribuito l’incarico della tenuta della contabilità e della redazione e invio delle dichiarazioni fiscali;
manca sia il dolo che la negligenza grave del contribuente nell’inadempimento;
manca anche la culpa in vigilando, in quanto l’inadempimento deve essere imputabile esclusivamente al professionista incaricato.

La Corte di Cassazione ha concluso, quindi, affermando che “in tema di sanzioni amministrative tributarie, l’esimente di cui all’art. 6, c. 3 D.Lgs. 472/1997 si applica in caso di inadempimento al pagamento di un tributo imputabile esclusivamente ad un soggetto terzo (di regola l’intermediario cui è stato attribuito l’incarico, oltre che della tenuta della contabilità e dell’effettuazione delle dichiarazioni fiscali, di provvedere ai pagamenti), purché il contribuente abbia adempiuto all’obbligo di denuncia all’autorità giudiziaria e non abbia tenuto una condotta colpevole ai sensi dell’art. 5, c. 1 del decreto, nemmeno sotto il profilo della culpa in vigilando”.In definitiva, affinché operi l’esimente, occorre, oltre alla denuncia penale del contribuente nei confronti del professionista incaricato, verificare l’insussistenza del dolo o della negligenza del contribuente nell’inadempimento, in quanto tale inadempimento deve essere imputabile esclusivamente all’intermediario.