Fake news in sanità


Bere alcolici d’inverno aiuta a scaldarsi, portare il reggiseno causa il tumore alla mammella, i vaccini causano l’autismo. Queste sono solo alcune delle fake news legate alla salute che godono di forti sostenitori a dispetto di prove scientifiche che dimostrano il contrario e che sottolineano perché il tema delle notizie false in sanità sia in cima all’agenda degli operatori del settore.
Un paziente che non è in grado di riconoscere un’informazione scientificamente valida da una fandonia confezionata ad arte rappresenta un problema per sé, ma anche per la collettività. Ciò perché condividerà quella sua convinzione sbagliata provocando un dannoso effetto domino.

La difficoltà di riconoscere le fake news
Per questa ragione, il Ministero della Salute ha promosso la ricerca “Impatto delle Fake News in ambito sanitario”, realizzata dal CEIS-EEHTA (Economic Evaluation and HTA) della Facoltà di Economia dell’Università di Roma Tor Vergata, in collaborazione con la Kingston University di Londra. Lo studio ha coinvolto 1.600 persone divise in due gruppi: a metà dei partecipanti sono state mostrate alcune fake news esplicitamente segnalate come tali, mentre alla seconda metà non è stata data alcuna indicazione. Il risultato è che, mediamente, il 60% delle notizie false sono state condivise dai partecipanti, indipendentemente dalla consapevolezza o meno del fatto che fosse un fake. Il professor Francesco Saverio Mennini, direttore EEHTA del CEIS, commentando i risultati, ha dichiarato: “L’analisi ha ottenuto l’esito più preoccupante che potessimo auspicare. Conferma che una fake news appena viene diffusa sta già producendo i suoi effetti negativi. Da quel momento è libera di diffondersi a macchia d’olio. Diventa virale, nel senso più letterario del termine, e i cittadini perdono la capacità di comprendere se è vera o falsa. Anche le persone avvertite che si trattava di fake news, vedendole riproposte iniziavano a ritenerle meritevoli di condivisione.”
Un dato confermato anche dal dottor Alessandro Conte della FNOMCeO (Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri) che ha denunciato che ben un italiano su due non è in grado di leggere in maniera consapevole e autonoma quanto si trova sul web a proposito della salute.

Un fenomeno del web?
È vero, tuttavia, che il fenomeno delle fake news in sanità non è una novità del digitale. Molte notizie false, come per esempio tutto ciò che riguarda il “metodo Stamina”, si sono diffuse ben prima che emergesse l’esigenza di chiedere consiglio al dottor Google. La televisione e i media tradizionali sono potenti alleati delle notizie false perché permettono una diffusione su larga scala senza contraddittorio. Da questo punto di vista il web e i social in particolar modo permettono un confronto delle (e sulle) notizie che potrebbe essere il primo passo per imparare a distinguere ciò che vero dal falso.

In quest’ottica sono sempre di più le istituzioni e i singoli professionisti sanitari che utilizzano Internet ai fini della divulgazione scientifica. Il caso più noto è sicuramente quello del dottor Roberto Burioni e della sua attività sul tema dei vaccini che, ad oggi, resta quello più critico per i cittadini. Non è il solo però: il dottor Mike Vashavski, per esempio, ha ben 3,2 milioni di follower su Instagram dove alterna post sponsorizzati da influencer a contenuti divulgativi legati alla sua professione di osteopata.

La divulgazione scientifica contro il fake news si sviluppa su più canali. Oltre ai social, infatti, anche enti come l’Istituto Superiore di Sanità o lo stesso Ordine dei Medici si sono attivati per “contaminare” il web con informazioni vere che possano aiutare gli utenti (e pazienti) a trovare il bandolo della matassa. Sul sito dell’ISS (www.issalute.it) troviamo una sezione dedicata a “Falsi miti e bufale”; qui, navigando per tematica, possiamo trovare alcune delle questioni più dibattute e una semplice spiegazione medica del perché siano vere oppure false. Altrettanto interessante è l’iniziativa della FNOMCeO che ha creato, a partire dalle domande più frequenti dei pazienti, il sito “Dottore… ma è vero che?”. Anche in questo caso, le informazioni sono organizzate per ambiti, elaborate in maniera comprensibile e cercando di intercettare le ricerche più frequenti fatte dagli utenti.

Attenzione alle fonti e diffidare dei miracoli
Cosa possono fare, infine, i cittadini? Per riconoscere un’informazione attendibile è utile, in primo luogo, affidarsi a siti o contatti con una buona reputazione nel settore: è il caso, per esempio, dei portali del Ministero, dell’ISS, o della FNOMCeO, ma anche di testate giornalistiche di settore. Nella lettura di un articolo, poi, il consiglio è di prestare attenzione alle fonti utilizzate: un professionista specificherà chi ha fatto una determinata affermazione oppure dove ha letto un dato che riporta.

Cure miracolose, singoli studi che stravolgono un settore, oppure contenuti in cui non è chiara la presenza di una sponsorizzazione o meno possono nascondere una fake news e sono altri elementi a cui fare attenzione. Come ha ribadito la dottoressa e divulgatrice Roberta Villa, intervistata per la rivista di AISM, la divulgazione scientifica è per sua natura equilibrata: non esistono rimedi miracolosi oppure alimenti da eliminare in assoluto. Le teorie radicali che promettono una guarigione immediata o insperata possono nascondere delle informazioni non precise e non scientificamente fondate. È naturale il desiderio di ricevere e raccogliere buone notizie su di sé e sui propri cari, ma occhio ai falsi che possono fare ancora più male.

Bere alcolici d’inverno aiuta a scaldarsi, portare il reggiseno causa il tumore alla mammella, i vaccini causano l’autismo. Queste sono solo alcune delle fake news legate alla salute che godono di forti sostenitori a dispetto di prove scientifiche che dimostrano il contrario e che sottolineano perché il tema delle notizie false in sanità sia in cima all’agenda degli operatori del settore.Un paziente che non è in grado di riconoscere un’informazione scientificamente valida da una fandonia confezionata ad arte rappresenta un problema per sé, ma anche per la collettività. Ciò perché condividerà quella sua convinzione sbagliata provocando un dannoso effetto domino.
La difficoltà di riconoscere le fake newsPer questa ragione, il Ministero della Salute ha promosso la ricerca “Impatto delle Fake News in ambito sanitario”, realizzata dal CEIS-EEHTA (Economic Evaluation and HTA) della Facoltà di Economia dell’Università di Roma Tor Vergata, in collaborazione con la Kingston University di Londra. Lo studio ha coinvolto 1.600 persone divise in due gruppi: a metà dei partecipanti sono state mostrate alcune fake news esplicitamente segnalate come tali, mentre alla seconda metà non è stata data alcuna indicazione. Il risultato è che, mediamente, il 60% delle notizie false sono state condivise dai partecipanti, indipendentemente dalla consapevolezza o meno del fatto che fosse un fake. Il professor Francesco Saverio Mennini, direttore EEHTA del CEIS, commentando i risultati, ha dichiarato: “L’analisi ha ottenuto l’esito più preoccupante che potessimo auspicare. Conferma che una fake news appena viene diffusa sta già producendo i suoi effetti negativi. Da quel momento è libera di diffondersi a macchia d’olio. Diventa virale, nel senso più letterario del termine, e i cittadini perdono la capacità di comprendere se è vera o falsa. Anche le persone avvertite che si trattava di fake news, vedendole riproposte iniziavano a ritenerle meritevoli di condivisione.”Un dato confermato anche dal dottor Alessandro Conte della FNOMCeO (Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri) che ha denunciato che ben un italiano su due non è in grado di leggere in maniera consapevole e autonoma quanto si trova sul web a proposito della salute.Un fenomeno del web?
È vero, tuttavia, che il fenomeno delle fake news in sanità non è una novità del digitale. Molte notizie false, come per esempio tutto ciò che riguarda il “metodo Stamina”, si sono diffuse ben prima che emergesse l’esigenza di chiedere consiglio al dottor Google. La televisione e i media tradizionali sono potenti alleati delle notizie false perché permettono una diffusione su larga scala senza contraddittorio. Da questo punto di vista il web e i social in particolar modo permettono un confronto delle (e sulle) notizie che potrebbe essere il primo passo per imparare a distinguere ciò che vero dal falso.In quest’ottica sono sempre di più le istituzioni e i singoli professionisti sanitari che utilizzano Internet ai fini della divulgazione scientifica. Il caso più noto è sicuramente quello del dottor Roberto Burioni e della sua attività sul tema dei vaccini che, ad oggi, resta quello più critico per i cittadini. Non è il solo però: il dottor Mike Vashavski, per esempio, ha ben 3,2 milioni di follower su Instagram dove alterna post sponsorizzati da influencer a contenuti divulgativi legati alla sua professione di osteopata.La divulgazione scientifica contro il fake news si sviluppa su più canali. Oltre ai social, infatti, anche enti come l’Istituto Superiore di Sanità o lo stesso Ordine dei Medici si sono attivati per “contaminare” il web con informazioni vere che possano aiutare gli utenti (e pazienti) a trovare il bandolo della matassa. Sul sito dell’ISS (www.issalute.it) troviamo una sezione dedicata a “Falsi miti e bufale”; qui, navigando per tematica, possiamo trovare alcune delle questioni più dibattute e una semplice spiegazione medica del perché siano vere oppure false. Altrettanto interessante è l’iniziativa della FNOMCeO che ha creato, a partire dalle domande più frequenti dei pazienti, il sito “Dottore… ma è vero che?”. Anche in questo caso, le informazioni sono organizzate per ambiti, elaborate in maniera comprensibile e cercando di intercettare le ricerche più frequenti fatte dagli utenti.Attenzione alle fonti e diffidare dei miracoli
Cosa possono fare, infine, i cittadini? Per riconoscere un’informazione attendibile è utile, in primo luogo, affidarsi a siti o contatti con una buona reputazione nel settore: è il caso, per esempio, dei portali del Ministero, dell’ISS, o della FNOMCeO, ma anche di testate giornalistiche di settore. Nella lettura di un articolo, poi, il consiglio è di prestare attenzione alle fonti utilizzate: un professionista specificherà chi ha fatto una determinata affermazione oppure dove ha letto un dato che riporta.Cure miracolose, singoli studi che stravolgono un settore, oppure contenuti in cui non è chiara la presenza di una sponsorizzazione o meno possono nascondere una fake news e sono altri elementi a cui fare attenzione. Come ha ribadito la dottoressa e divulgatrice Roberta Villa, intervistata per la rivista di AISM, la divulgazione scientifica è per sua natura equilibrata: non esistono rimedi miracolosi oppure alimenti da eliminare in assoluto. Le teorie radicali che promettono una guarigione immediata o insperata possono nascondere delle informazioni non precise e non scientificamente fondate. È naturale il desiderio di ricevere e raccogliere buone notizie su di sé e sui propri cari, ma occhio ai falsi che possono fare ancora più male.