Cosa succede alle pensioni dei lavoratori part-time


Cambia con effetto retroattivo la modalità di accredito delle settimane utili per il trattamento pensionistico dei lavoratori a tempo parziale di tipo verticale o ciclico.
L'art. 1, c. 350 della legge di Bilancio 2021 modifica il previgente regime, così adeguandosi alla decisione della Corte di Giustizia dell'Unione Europea che, con la sentenza del 10.06.2010 nei procedimenti riuniti C-395/08 e C-396/08, ha affermato che il principio di non discriminazione enunciato nella direttiva n. 97/81/CE, recepita dall'Italia con il D.Lgs. 61/2000; la norma prevede che “l'anzianità contributiva utile ai fini della determinazione della data di acquisizione del diritto alla pensione sia calcolata per il lavoratore a tempo parziale come se egli avesse occupato un posto a tempo pieno, prendendo integralmente in considerazione anche i periodi non lavorati”. Ciò era impedito dalla previgente normativa italiana che per il calcolo assumeva, invece, il parametro della settimana retribuita o riconosciuta in base alle disposizioni in materia di accredito figurativo (art. 7 D.L. 463/1983).

Con la circolare 4.05.2021, n. 74 l'Inps fornisce le istruzioni per l'applicazione delle nuove modalità di accredito pensionistico e stabilisce le modalità che dovranno essere seguite, sia dai datori di lavoro per aggiornare le posizioni attive, sia dai lavoratori che intendono adeguare l'accredito di periodi di lavoro cessati.
Innanzitutto l'Inps evidenzia che non è venuto meno il ruolo del minimale contributivo e che, pertanto, il numero delle settimane da assumere ai fini pensionistici si determina rapportando il totale della contribuzione annuale al minimale contributivo settimanale determinato ai sensi dell'art. 7, c. 1 D.L. 12.09.1983, n. 463. Il che comporta che, in caso di rapporto di lavoro a tempo parziale di tipo verticale, tutte le settimane nell'ambito della durata dello stesso saranno valutate per intero, a condizione che la retribuzione accreditata nel periodo annuale di riferimento sia almeno pari all'importo minimale di retribuzione previsto per l'anno considerato. In caso contrario, sarà riconosciuto un numero di contributi pari al rapporto tra l'imponibile retributivo annuo e il minimale settimanale pensionistico vigente nello stesso anno.

Per i contratti tuttora attivi, il lavoratore deve presentare la domanda alla Struttura territoriale competente per residenza tramite PEC oppure utilizzando il servizio online di segnalazione contributiva (c.d. FASE), allegando l'attestazione del datore di lavoro compilata secondo il modello allegato alla circolare in commento oppure una dichiarazione sostitutiva utilizzando l'Allegato n. 2. Entrambi i modelli citati devono evidenziare gli eventuali periodi di sospensione del rapporto di lavoro senza retribuzione. Alla domanda deve essere altresì allegato la copia del contratto di lavoro part-time di tipo verticale o ciclico al quale la stessa si riferisce. Analoga procedura deve essere attivata dell'interessato per i contratti esauriti, intendendo per tali anche quelli che hanno visto la trasformazione del contratto da tempo parziale a tempo pieno.

La nuova modalità di calcolo comporta, per il datore di lavoro, l'obbligo, a partire dal 1.01.2021, di compilare il flusso UniEmens anche per i periodi di pausa non lavorativa; l'obbligo di trasmissione del modello deriva pertanto dal permanere del rapporto di lavoro, e non dagli elementi retributivi dello stesso.
I trattamenti pensionistici liquidati con le nuove regole non possono avere decorrenza anteriore al 1.01.2021; la norma riconosce inoltre il periodo di durata del contratto di lavoro a tempo parziale interamente utile ai soli fini del diritto a pensione e non anche ai fini della misura della stessa. Pertanto, avverte l'Inps, la disposizione non si applica ai trattamenti pensionistici liquidati entro dicembre 2020, né ai fini della retrodatazione della decorrenza, né ai fini della rideterminazione dell'importo in pagamento.

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