Conversione di DTA, le indicazioni dell’Agenzia


L’estensione della disciplina transitoria in presenza di crediti deteriorati offre lo spunto per chiarire alcuni aspetti controversi della disciplina.
Vogliamo anzitutto ricordare che il Decreto Sostegni-bis (art. 19, c. 1, lett. a) e b) D.L. 25.05.2021, n. 73) ha previsto anche per il 2021 la disciplina speciale della trasformazione in credito d'imposta delle DTA (attività per imposte anticipate) iscritte sulle perdite pregresse e sulle eccedenze ACE, per le società che cedono a titolo oneroso crediti deteriorati (di cui all'art. 44-bis D.L. 30.04.2019, n. 34).
In estrema sintesi la norma consente, in presenza di perdite pregresse o di eccedenze ACE, di ottenere un beneficio finanziario pari al 4,8% dei crediti deteriorati ceduti, pro soluto e pro solvendo, nel corso del periodo d'imposta. Con la recente risoluzione 28.06.2021, n. 44/E, l'Agenzia illustra alcuni punti dubbi della disciplina.

Il 1° chiarimento riguarda il perimetro applicativo. L'Agenzia chiarisce che la misura non riguarda solo le banche e gli intermediari finanziari, ma tutte le “società” a prescindere dal settore in cui operano, come risulta inequivocabilmente dal testo normativo, e le cooperative, i consorzi e gli altri enti commerciali assimilati di cui all'art. 81 del Tuir.

In 2° luogo, il deterioramento del credito richiede che ci sia un inadempimento per oltre 90 giorni relativo al singolo rapporto e non al debitore. Quindi, in presenza di più crediti nei confronti del medesimo debitore, si considera deteriorato solo il credito scaduto da 90 giorni e non tutta l'esposizione creditoria. Inoltre, non incide sulla definizione di inadempimento l'eventuale rinegoziazione o rinnovamento delle scadenze.

Altro chiarimento atteso riguarda l'opzione per il mantenimento delle imposte anticipate di cui all'art. 11, c. 1 D.L. 59/2016 e il pagamento del relativo canone. L'Agenzia ricorda che il canone dell'1,5% si applica fino al 2030 anche con riguardo alle DTA convertite in applicazione della norma commentata, senza considerare le DTA non qualificate, applicando il provvedimento del 22.07.2006. A questo proposito l'Agenzia evidenzia che sono qualificate le DTA relative all'avviamento, alle altre attività immateriali e le svalutazioni dei crediti ancora iscritti dalle banche ex art. 106, c. 3 del Tuir e precisa che non sono, invece, qualificate (e quindi non soggette al canone) le svalutazioni dello 0,50% effettuate ai sensi dell'art. 106, c. 1 del Tuir.
Il riferimento al provvedimento di luglio 2006 conferma, inoltre, che il canone è dovuto sulle DTA qualificate al netto dell'Ires versata a partire dal 2008 e dell'Irap versata a partire dal 2013 (art. 11 D.L. 59/2016 e circ. 32/E/2016).

Infine, l'Agenzia considera ammissibile il caso della comunicazione tardiva in assenza dell'obbligo di versamento del canone. La trasformazione è, infatti, subito efficace al momento della cessione dei crediti ma è condizionata all'invio dell'opzione con PEC all'Agenzia (se non inviata precedentemente) entro la chiusura dell'esercizio in corso alla data in cui ha effetto la cessione dei crediti. Ebbene, l'Agenzia riconosce il carattere formale dell'adempimento e la possibilità di effettuare l'invio tardivo (rimessione in bonis ex art. 2, c. 1 D.L. 16/2012) entro la data di scadenza della dichiarazione successiva, con il versamento della sanzione minima fissa di 250 euro, sempre che ricorrano i requisiti sostanziali e che il contribuente abbia tenuto un comportamento coerente.

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