Blocco dei licenziamenti: facciamo il punto


Dal 1.07.2021 la disciplina è fortemente cambiata: vediamo quali sono i divieti vigenti fino al 31.12.2021.
Come noto, dal 17.03.2020 è vietato procedere a licenziamenti giustificati da motivo oggettivo e sono sospese le procedure di licenziamento collettivo iniziate alla data del 23.02.2020.
Tale divieto, introdotto per ragioni straordinarie ed eccezionali e finalizzato a preservare il livello occupazionale, è stato modificato più volte, arrivando a coprire un periodo di circa 22 mesi, essendo stati previsti blocchi fino al 31.12.2021: è vero, però, che le cose sono cambiate, specie dallo scorso 1.07, visto che, per quanto il divieto riguardi ancora gran parte dei datori di lavoro, in data 30.06 è venuto meno un divieto sostanzialmente generalizzato, lasciando il passo a un blocco che dipende da talune condizioni, quali il settore di appartenenza e l’utilizzo di taluni strumenti messi a disposizione dalla normativa emergenziale, come ammortizzatori sociali e/o esoneri contributivi.

Ambito di applicazione – Il riferimento normativo alla legge sui licenziamenti collettivi (artt. 4, 5 e 24 L. 223/1991) e a quella sul licenziamento individuale per giustificato motivo oggettivo (art. 3 L. 604/1966) ha consentito, fin da subito, di escludere de facto dal divieto i licenziamenti che risultano sottratti alla disciplina delle norme in questione.
Con il passare del tempo e con l’evidente impossibilità di continuare a imporre un blocco incapace di contemplare alcun tipo di esclusione, il Legislatore ha iniziato a temperare il divieto stesso, introducendo ipotesi nelle quali è possibile licenziare.
Più in particolare, la normativa ha nuovamente reso possibili licenziamenti:

  • in appalto, quando il personale interessato dal recesso, già impiegato nell'appalto, viene riassunto a seguito di subentro di nuovo appaltatore in forza di legge, di contratto collettivo nazionale di lavoro o di clausola del contratto di appalto;
  • motivati dalla cessazione definitiva dell'attività dell'impresa oppure dalla cessazione definitiva dell'attività di impresa conseguente alla messa in liquidazione della società senza continuazione, anche parziale, dell'attività (sempre che nel corso della liquidazione non si configuri la cessione di un complesso di beni o attività che possano configurare un trasferimento d'azienda o di un ramo di essa ai sensi dell'art. 2112 C.C.);
  • accordo collettivo aziendale, stipulato dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale, di incentivo alla risoluzione del rapporto di lavoro, limitatamente ai lavoratori che aderiscono al suddetto accordo, ai quali è riconosciuto il trattamento di disoccupazione (NASpI);
  • fallimento, quando non è previsto l'esercizio provvisorio dell'impresa o ne viene disposta la cessazione. Nel caso in cui l'esercizio provvisorio sia disposto per uno specifico ramo dell'azienda, sono esclusi dal divieto i licenziamenti riguardanti i settori non compresi nello stesso.

I divieti da luglio a dicembre 2021 – Attualmente, come anche ben sintetizzato all’interno della nota INL n. 5186/2021, il divieto di licenziamento per ragioni economiche è così articolato
Fino al 31.10.2021:

  • per le imprese aventi diritto all'assegno ordinario e alla cassa integrazione salariale in deroga previsti dagli artt. 19, 21, 22 e 22-quater D.L. 18/2020, nonché a quelle destinatarie della cassa integrazione operai agricoli CISOA;
  • per le aziende del tessile identificate secondo la classificazione Ateco2007, con i codici 13, 14 e 15 alle quali è riconosciuto un ulteriore periodo di cassa integrazione di 17 settimane dal 1.07 al 31.10.

Entrambi i divieti operano a prescindere dall'effettiva fruizione degli strumenti di integrazione salariale.

Fino al 31.12.2021:

  • imprese del settore del turismo, stabilimenti balneari e commercio nel caso in cui, ai sensi dell’art. 43 del decreto Sostegni-bis, richiedano l'esonero dal versamento dei contributi previdenziali, fruibile entro il 31.12.2021. In sostanza, la richiesta di esonero comporta lo slittamento del divieto dal 31.10 (aziende nel campo FIS, CIGD) al 31.12.2021;
  • per le altre aziende rientranti nell’ambito di applicazione della CIGO e, più precisamente, ai datori di lavoro che abbiano presentato domanda di fruizione degli strumenti di integrazione salariale ai sensi degli artt. 40, c. 3 (CIGO senza contributo addizionale) e 40-bis, c. 1 (13 settimane di CIGS in deroga), per tutta la durata del trattamento (comunque, fino al massimo al 31.12.2021). Come descritto nella nota INL, la ratio delle norme in questione risiede, quindi, nel collegare il divieto di licenziamento alla domanda di integrazione salariale e dunque al periodo di trattamento autorizzato e non a quello effettivamente fruito;
  • per le imprese con un numero di lavoratori dipendenti non inferiore a 1.000 che gestiscono almeno uno stabilimento industriale di interesse strategico nazionale che presentano domanda di concessione del trattamento ordinario di integrazione salariale per una durata massima di ulteriori 13 settimane fruibili fino al 31.12.2021.


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