Attività professionale, evitare situazioni di risarcimento danni


Obbligazione di mezzi e di risultato si differenziano per il soggetto gravato dall’onere della prova dell’inadempimento contrattuale. Alcune sentenze da ricordare per evitare spiacevoli situazioni con il cliente.
Di norma, il professionista esercita la propria attività in forza di un contratto d’opera intellettuale (artt. 2229-2238 C.C.), che viene concluso con il cliente al momento del conferimento/accettazione dell’incarico; tale contratto rappresenta un negozio giuridico bilaterale, oneroso, consensuale, determinante degli effetti obbligatori per le parti, poiché il professionista si assume l’obbligo di compiere la prestazione e il cliente è obbligato a corrispondere il compenso pattuito. Dal contratto deriva la responsabilità civile del professionista nei confronti del cliente; in base contenuto dell’obbligazione assunta dal professionista nel contratto, scaturisce un’obbligazione di mezzi oppure un’obbligazione di risultato.
La maggior parte delle prestazioni professionali si configura come obbligazioni di mezzi: si pensi al mandato dell’assistenza tributaria per una cartella esattoriale per omesso pagamento di imposte. Le obbligazioni di mezzi sono disciplinate dall’art. 1176 C.C., secondo cui il professionista è tenuto a effettuare le sue prestazioni secondo la “diligenza del buon padre di famiglia”; tuttavia al professionista viene richiesta una preparazione e diligenza qualificata (purtroppo spesso svilita), ossia superiore a quella richiesta a una persona comune. Nell’ambito della diligenza professionale del commercialista, rientra il costante aggiornamento professionale, imprescindibile (oltre che obbligatorio) per fornire al cliente una valida prestazione relativa all’incarico assunto. A differenza di quanto succede per le obbligazioni di risultato, con un contratto di natura professionale avente a oggetto una prestazione per la tutela degli interessi del cliente, non si può pretendere che il professionista realizzi l’obiettivo economico che il cliente intende raggiungere e, quindi, soddisfi le sue attese, ma si potrà esigere che utilizzi tutto il suo know how professionale per tentare di risolvere il problema nel miglior modo possibile. In questo caso il rischio del lavoro è a carico del professionista e il compenso gli è dovuto, indipendentemente dal conseguimento del risultato cui ambisce il cliente.
È importante la distinzione della tipologia delle obbligazioni presenti nel contratto poiché: nelle obbligazioni di mezzi, l’onere della prova dell’inadempimento grava sul cliente, che è tenuto a dimostrare che la prestazione espletata dal professionista non è stata effettuata osservando l’obbligo della diligenza prevista dall’art. 1176 C.C.; nelle obbligazioni di risultato, l’onere della prova grava sul professionista che è tenuto a dimostrare che il risultato non è stato raggiunto per causa a lui non imputabile (art.1218 C.C.).
L’art. 2236 C.C. prevede una particolare forma di limitazione della responsabilità contrattuale del professionista. Tale norma è richiamata dalla Cassazione Civile, con la sentenza 23.04.2002, n. 5928, con cui è stato precisato che “nella sola ipotesi che la prestazione dedotta in contratto implichi la soluzione di problemi tecnici di speciale difficoltà la norma dell’art.2236 c.c. prevede una attenuazione della normale responsabilità, nel senso che il professionista è tenuto al risarcimento del danno unicamente per dolo o colpa grave”. A tutela del professionista, è consigliabile dedicare un po’ di tempo per esaminare gli incarichi professionali in corso di esecuzione e se possibile, integrarli con il richiamo all’art. 2236 C.C., prevedendo la decorrenza degli effetti giuridici di tale norma dalla data di conferimento/accettazione dell’incarico professionale.
Si evidenzia che il diritto al risarcimento danni si prescrive nel termine di 5 anni (art. 2947 C.C.) per i fatti illeciti, mentre per la responsabilità contrattuale è previsto un termine di prescrizione più lungo, ossia quello ordinario decennale (art. 2946 C.C.).
Ulteriore tutela per il professionista può essere un contratto di assicurazione per responsabilità professionale che rechi le c.d. clausole “claims made”; in pratica, è garantita la copertura assicurativa in tutti i casi in cui la domanda di risarcimento dei danni viene proposta contro l’assicurato nel periodo di validità/efficacia della polizza, anche se il comportamento illecito da cui deriva la responsabilità è precedente alla stipula. Ciò significa che, ai fini della copertura assicurativa, la condotta o l’evento del danno cagionato non devono necessariamente verificarsi durante il periodo di validità della polizza, rilevando unicamente, ai fini dell’operatività, il momento in cui perviene all’assicurato la richiesta di risarcimento, che deve verificarsi durante la durata della polizza. (Cassazione Civile, sentenza 17.02.2014, n. 3622).



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