Abitare in co-housing

Immaginate un micro-quartiere con abitazioni private che condividono spazi comuni. Orti da coltivare, lavanderie, asili ma anche sale dove organizzare cene, feste o guardare insieme la tv. Un complesso residenziale ricco di servizi dove la parola d’ordine è condivisione, e anche collaborazione.I valori del moderno co-housing sono: sostenibilità ambientale, riuso delle risorse e mutualità. La coabitazione non è più soltanto una questione ideologica ma sta diventando anche un modello di business, che attrae sempre più residenti e investitori. D’altra parte la sharing economy è una delle idee più potenti dell’ultimo decennio e sta guidando la transizione verso un modello economico diverso da quello attuale. E le pratiche di co-housing vanno in questa direzione, perché si stanno imponendo come un’alternativa più sostenibile, dal punto di vista economico, ambientale e sociale, rispetto ai modelli edilizi ed immobiliari tradizionali.
Cos’è il co-housing?Non esiste una definizione univoca di co-housing, ma possiamo dire che in linea generale si tratta di progetti abitativi che prevedono la presenza di spazi privati uniti ad aree comuni, con servizi e attività che vengono gestiti dalla comunità di residenti.Molto spesso a valle vi è l’adozione di un processo di progettazione partecipata, con il coinvolgimento attivo dei futuri abitanti, al fine di garantire un risultato che incontri realmente i loro bisogni.In Italia più di 40 progetti
Sviluppatosi per la prima volta in Danimarca verso la fine degli anni ‘60, il fenomeno del co-housing è in crescita un po’ in tutto il mondo, con picchi in Nord America e in alcuni Paesi nordeuropei.E in Italia? Quanti sono i progetti che possono essere definiti di co-housing, dove si trovano e che caratteristiche hanno?
Secondo i dati raccolti da Housinglab, associazione per l’abitare collaborativo, sono 40 le esperienze abitative che rispondono ai principi di co-abitazione, delle quali 21 rientrano nella definizione più stringente di co-housing.Il Nord la fa da padrone
Il maggior numero di esperienze si trova al Nord, soprattutto in Piemonte e Lombardia, con alcuni esempi anche in Trentino Alto Adige, Emilia Romagna e Toscana, la Regione più a sud dove sono state rilevate soluzioni di abitare in condivisione.Inclusione sociale
Quali sono i motivi che spingono alla realizzazione di progetti di abitazioni collaborative?
Il primo aspetto evidente è quello dell’inclusione sociale, con l’obiettivo di offrire un’alternativa sostenibile da un punto di vista economico a tutti coloro che non possono permettersi abitazioni di libero mercato. Secondo i dati emersi dalla mappatura della co-abitazione, quasi la metà delle soluzioni abitative contempla un elevato numero di appartamenti destinati alle fasce più deboli della popolazione, nella maggior parte dei casi sotto forma di affitto temporaneo.Elevati standard di sostenibilità ambientale
La sostenibilità ambientale è un altro tassello importante. Più del 60% dei progetti ha previsto la ristrutturazione di strutture esistenti, che sono state riqualificate da un punto di vista energetico, contro il 40% di edifici realizzati ex novo. In entrambi i casi vengono rispettati elevati standard di efficienza energetica e basso impatto ambientale.Condivisione degli spazi
Fin qui in realtà non c’è molto di diverso rispetto al social-housing, una pratica che si è diffusa molto negli ultimi anni in risposta all’esigenza di offrire soluzioni abitative nel rispetto sociale e dell’ambiente. Ma il co-housing aggiunge qualcosa in più rispetto alla nuova edilizia sociale, un elemento distintivo e fondante: il principio di condivisione. Nella maggior parte dei progetti italiani ci si trova a condividere aree verdi comuni, orti, ma spesso anche spazi interni, come sale ricreative, lavanderie, coworking e anche aree sportive e per il benessere.Comunità che producono welfare
Ciò che fa del co-housing uno stile di vita alternativo è anche la messa in pratica di attività e servizi condivisi, come l’acquisto solidale gestito a livello condominiale, la realizzazione di laboratori artistico-artigianali, la condivisione del wi-fi. Ma anche uno scambio di prestazioni, che producono welfare. Si va dal semplice prestito di attrezzi o apparecchiature domestiche allo svolgimento di commissioni fino alla gestione dei figli, in una logica di sharing economy.